In scena la fede!

San Martino di Tours – Il racconto e le immagini

Domenica 26 febbraio 2012 alcuni giovani della parrocchia di San Martino a Strada hanno rappresentato, nella chiesa di San Piero a Ema, uno spettacolo sulla vita di San Martino di Tours.

Così hanno presentato la loro opera su “Toscana Oggi – Osservatore Toscano” nel numero del 26/02/2012:

Una lettura che non preveda la gestualità ma unicamente l’espressività del volto, il tono e l’intensità della voce. Una lettura con la partecipazione di tutto te stesso, sentirti davvero calato nel ruolo del tuo personaggio e sentire la voce di chi con te scambia delle parole che non sono buttate lì a caso. Anche questo può essere teatro.

 

Stare accanto ai bambini, ai ragazzi, ai giovani senza trascurare le persone avanti negli anni che spesso tornano a essere bambini, bambini con tanta esperienza alle spalle, e accorgersi ogni volta di quanto si possa donare ma soprattutto ricevere, di come si possa, con un semplice gesto di amicizia e fraternità, ritrovare dentro se stessi tanta ricchezza e serenità.

Si comincia con lo scambio di poche parole e, un po’ alla volta, si riesce a stabilire un dialogo. Fondamentale è capire che ognuno di noi ha un suo linguaggio, particolari predisposizioni e interessi. Sarebbe ingiusto carpire l’attenzione con la pretesa di attirare maldestramente nel nostro mondo chi ci sta di fronte. Senz’altro più costruttivo e fruttuoso il nostro interesse e la nostra disponibilità pressoché totale a entrare, se richiesti, nel suo mondo.

Si cerca appassionatamente di capire la creatura che hai incontrato e, se di anni ne ha molto meno di te, provi a tornare indietro nel tempo, a riportare alla mente quante più cose del tuo passato, valutarle in modo obiettivo senza giustificazioni affrettate o apprezzamenti troppo benevoli. Che fortuna incontrare uno di questi “piccoli” sulla tua strada! Quale privilegio, quasi si trattasse di una preziosa concessione, di una immunità particolare: si possono dimenticare tante preoccupazioni e, a volte, anche un dolore fisico, più o meno fastidioso, perde la sua efficacia e non è più così insopportabile quando chi ci sta accanto porta con sè quell’innocenza, quell’ingenuità, quella freschezza e vitalità che da soli non potremmo sentirci dentro.

Nulla accade per caso e tutto fa parte del progetto di Dio. E’ bello poter dire e spiegare che, se qualcosa non va secondo le nostre aspettative, se qualche evento ci lascia l’amaro in bocca, dobbiamo fermamente sperare in qualcosa di positivo che Qualcuno ha in serbo per noi e non lasciarci travolgere dal pessimismo e dalla sfiducia. La fiducia in noi stessi, nelle nostre capacità è la “medicina” che spesso può guarire tanti nostri disagi. Come trovare il modo di confidare in noi stessi? Come scrollarci di dosso le paure o le semplici timidezze che troppo spesso ci assillano e si ripercuotono sul buon esito dei nostri propositi? Il teatro può offrire un valido aiuto. Stare insieme all’inizio quasi per gioco o per scommessa, non vedere l’ora di ritrovarsi, cercare un impegno sempre più forte, capire quanto importante sia potersi fidare degli altri ma soprattutto di se stessi.

Cristina: “Avevo alle spalle alcune esperienze teatrali di tipo amatoriale ma sentivo il desiderio di provare con qualcosa scritto da me, nella convinzione di sentirmi più partecipe di quell’avventura che avrei sentito mia sin dall’inizio. Dopo essermi consultata con il mio parroco, ho messo tutti di fronte al fatto compiuto. Quella bella chiesetta antica sopra Grassina è dedicata a S. Martino e la mia scelta è caduta proprio su di Lui, su quel Santo conosciuto per il mantello donato al povero. Ricerca di materiale, fonti pressochè inesistenti, approfondimento del periodo storico molto lontano e poi la stesura. Alla prima rappresentazione davanti alla mia comunità, ho provato un forte turbamento, quasi mi sentissi inadeguata a rivestire il ruolo di narratrice della vita di un Santo. Poi, dentro di me, si è fatto strada il coraggio fino a che un grande beneficio e un profondo senso di pace hanno rassicurato il mio cuore”.

Lido: “Devo ammettere che anche questo è teatro: trovarsi nei panni di un Santo, del Santo della tua parrocchia e raccontare, con la tua voce, gli eventi più significativi della Sua vita. Quale meravigliosa opportunità! Quale straordinaria scoperta! Di quello che di lui si conosce non mi è sfuggito nulla e il mio cuore conserverà gelosamente il ricordo di questa esperienza”.

Alin, 14 anni: “Mi chiedo come sia stato possibile al piccolo Santo desiderare così ardentemente il battesimo in tempi in cui, pur essendo diffusa la religione cristiana, il motivo fondamentale della conversione al nuovo Credo non era la vera fede nel Risorto quanto piuttosto l’atteggiamento opportunistico di molti volto a compiacere l’imperatore e le alte sfere del potere militare e politico”.

Dafne, 15 anni: “Quanta forza, quanta vitalità e che coraggio nell’affrontare tanti viaggi lunghi ed estenuanti, nell’avvicinare e conquistare alla causa di Cristo anche la gente più ostinata, nel cercare il dialogo con un imperatore e al tempo stesso quanta delicatezza e mansuetudine nel porsi al servizio dei più umili, quanta tenace pazienza nel saper attendere eventi davvero straordinari come quello della conversione della propria madre”.

Tamara, 27 anni: “Io ho un piccolo di 4 anni. Quando, sul finire dell’evento rappresentativo, Cristina invita i bambini ad andare in processione verso l’altare con le loro piccole lanterne accese e Pietro consegna il sacro mantello di Martino, provo una grande commozione: in ognuno di quei bambini io vedo il mio piccolo Christian e per ognuno di loro provo un immenso amore.

Alessandro, 34 anni: “Difficile e forse poco simpatico calarsi nel ruolo del padre del Santo. Ci si sente come imputati senza nome in sede di giudizio anche se Dafne, mia sposa, prende le mie difese e mi definisce ottimo esempio di cittadino dell’Impero di Roma, moralmente incline alla fedeltà, diligenza e temperanza, virtù che, io padre, ho sempre dimostrato di possedere”.

Marco Beconcini: “Nella mia esperienza di insegnante ho usato spesso la lettura espressiva di testi letterari e teatrali perché credo che la parola efficace della “poesia” sappia arrivare alla testa e al cuore e resti come traccia indelebile nella memoria. Mettere in scena la fede penso possa essere un modo apprezzabilmente valido per fare un annuncio, per mandare un messaggio e renderlo comunicativo”.

 Maria Cristina Gentilini

  

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