In scena la fede!

La matita di Dio – Il racconto e le immagini

I giovani della parrocchia di San Cassiano a San Casciano sabato 28 aprile 2012 hanno messo in scena presso il Teatro Everest (San Casciano V.P.) il musical “La matita di Dio”. Così hanno presentato il loro spettacolo su “Toscana Oggi – Osservatore Toscano” (29/04/2012).

«Sfamare gli ammalati e curarli è un po’ come pregare»: un’umile azione per i poveri permette di vedere Dio. Si tratta di una delle tante affermazioni chiave pronunciate nello spettacolo La matita di Dio, realizzato dalla compagnia “Ora Giovani” dell’oratorio della parrocchia di San Cassiano a San Casciano, che da alcuni anni si esibisce al teatro Everest alternando diversi attori, ma tutti accomunati dalla stessa fede.

Quest’anno è la volta del gruppo dopo-cresima che è stato «già protagonista di un cortometraggio su San Francesco d’Assisi», ricorda Leonardo, un cantante. La matita di Dio tratta invece di un’altra religiosa, Madre Teresa: la celebre suora, vissuta nel secolo scorso, che si è dedicata personalmente alla cura degli ammalati a Calcutta (India), raccogliendo fondi e creando importanti opere di aiuto. Per questo fondò la Congregazione delle Missionarie della Carità. Un impegno a favore degli ultimi, il suo, che gli è valso il premio Nobel per la pace. Una testimonianza cristiana, la sua, che ha portato la Chiesa a riconoscerla nel numero dei beati.  

Questa piccola suora albanese è stata scelta dunque come protagonista della rappresentazione teatrale per vari motivi, condivisi dagli stessi ragazzi: per il messaggio religioso e sociale che ha espresso nel corso della sua vita, per la forte partecipazione spirituale con cui portava avanti ogni sua azione, per il significativo ruolo che ha svolto per sollevare l’India dalla povertà. Un compito proseguito dopo la sua morte dalla sua Congregazione.

Il titolo dello spettacolo è dovuto al paragone che spesso Madre Teresa citava, ammetteva di essere uno strumento, una matita, appunto, impugnata dalla mano di Dio e quindi mossa secondo le ragioni della fede. Infatti, anche sul palcoscenico, la suora invoca la bontà, la fortezza d’animo e l’amore, che deve abbattere le barriere della solitudine, dell’indifferenza e del pregiudizio. La vediamo così, intenta a soccorrere gli ammalati lungo la strada, a pregare sola con Dio, a insegnare alle sue sorelle e ai volontari.

Ma, ovviamente, non può filar tutto liscio. Intervengono, ad esempio, impedimenti nel rifornimento degli aiuti umanitari. Inoltre alcuni personaggi «sono d’intralcio, miscredenti, dal carattere mondano» come nota Duccio, un attore, e non riescono a comprendere come la suora possa impegnarsi così assiduamente in un ambiente così apparentemente squallido ed in attività che non sembrano per niente gratificanti.

Però, La matita di Dio è ancora qualcosa di più: è un musical. Quindi vuol dire, non solo la serietà del tema trattato, ma anche le battute degli attori, canzoni e coreografie allegre, giovanili, frizzanti e sorrisi gioiosi, proprio come quelli che desiderava la stessa Madre Teresa per i suoi ammalati.

Addirittura, Ginevra ci dichiara che le suore si scateneranno in un ballo rap. Infatti i ragazzi non vanno in scena per la gloria artistica, ma per rafforzare i legami di un gruppo di amici e per divertirsi, «grazie alla fratellanza e all’altruismo che lo spettacolo ci insegna», afferma il volontario Michele.

Alcuni ragazzi rivelano che anche nell’esperienza teatrale c’è stata qualche difficoltà. «Quando sul palco siamo in una ventina a ballare, non è banale coordinarsi e compiere tutti insieme gli stessi movimenti» ammette Ginevra, che però si consola:«Ma è anche vero che, oltre le varie piccole complicazioni, quest’esperienza è stupenda e ci resterà sempre in mente. Infatti ogni tanto, senza accorgermene, mentre studio o comunque non mi trovo in teatro, comincio a intonare le canzoni dello spettacolo».

Duccio, al contrario, è complessivamente più ottimista:«I problemi sono stati davvero pochi, se comparati ai fattori positivi e di crescita. Come dimostrazione, io che recito, durante i sei mesi di prova ho perso l’abitudine a gesticolare in modo eccessivo». E l’attore non cede nemmeno alla paura che altri ragazzi provano a salire sul palcoscenico:«Ma no, quale paura? Anzi, il teatro aiuta proprio a sciogliersi davanti a un vasto pubblico e a non vergognarsi!».

Dunque, che aspettate? Accomodatevi sulle poltroncine rosse e ricordate che non assisterete a un film di fantascienza: tutti noi possiamo essere matite di Dio.

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