Albania 2012

Albania 2012 – Do shkojmë

Do shkojmë, do shkojmë … Pur senza capire mezza parola di albanese aldilà delle frasi di circostanza adatte per i convenevoli di rito, questo verbo è entrato di diritto fra i tormentoni del viaggio che Centro Diocesano di Pastorale Giovanile e Caritas Firenze hanno proposto ai giovani della diocesi. Era il 2 di agosto. Al mattino presto un gruppo di 37, fra cui cinque sacerdoti e una suora, di età media decisamente bassa e dalle provenienze più disparate – da Certaldo e Castelfiorentino a Dicomano, da Scandicci a Campi Bisenzio, da Peretola e Novoli a Rifredi, Quarto e Quinto alto, da San Quirico a Legnaia e Pignone a San Leone magno e Badia a Ripoli, da San Gervasio e i Sette Santi al Seminario – aveva preso il volo da Pisa aeroporto alla volta di Tirana, dove un pullman lo aveva prelevato e portato a Scutari. In un giorno caro a San Francesco d’Assisi ci siamo trovati nell’elegante teatro cittadino stipato come per le grandi occasioni e abbiamo così seguito la prima edizione albanese del musical Forza Venite Gente. Andiamo, andiamo!: eravamo più di ventiquattro piedi, ma da quel momento è stato davvero un bell’andare!

La proposta estiva per i giovani è andata sinceramente oltre ogni aspettativa. Ci eravamo mossi da casa “Sulle orme di Madre Teresa” per conoscere una terra e incontrare il suo popolo, per ricevere e dare una testimonianza di fede, per portare le nostre povere persone e tornare arricchiti del dono di tanti momenti di condivisione. Non sapevamo quello che avremmo trovato. Siamo partiti spinti da tanta curiosità e con molti punti interrogativi. Siamo tornati a casa con un tesoro indescrivibile e la gioia di essere cresciuti – nella preghiera, nella comunione, nella fede, nell’amicizia, nelle scoperte.

Il percorso era stato sapientemente studiato da sr. Giovanna Giordano, delle Serve di Maria Riparatrici, che in un recente passato ha servito il Signore per sei anni proprio in Albania e che ancora porta l’entusiasmo di chi nella terra delle aquile ha lasciato un pezzo di sé. La prima parte del viaggio ha avuto per base Scutari e ci ha portato a conoscere e incontrare la realtà del nord del paese. Abbiamo iniziato a fare i conti con i bisogni di una terra che sta iniziando ora a conoscere un certo sviluppo strutturale ma che ancora paga i malestri di un regime che lo ha isolato e impoverito per quarantacinque lunghi anni, dal dopoguerra al 1992, e che negli ultimi venticinque anni di potere ha avuto l’assurda pretesa non solo di proclamare l’Albania nazione atea, ma perfino di estirpare ed espellere Dio dai confini della devozione personale, dal cuore delle persone. Abbiamo ascoltato la testimonianza di Gjyste, che gli anni del regime li ha vissuti tutti in un campo di internamento fra stenti inenarrabili e un martirio quotidiano; abbiamo visto chiese le cui assemblee sono composte di pochi anziani rimasti fedeli e tanti giovani e bambini che hanno conosciuto e incontrato il Signore Gesù, ma dove ancora faticano a prendere posto quegli adulti che sono cresciuti con un Dio loro negato; abbiamo visto l’opera meravigliosa delle suore di Madre Teresa – fra cui sr. Tecla, che è dell’Antella – e ci siamo uniti al loro pellegrinaggio di evangelizzazione per i villaggi più sperduti, imparando che ci vuole tempo e volontà per raggiungerli passando per improbabili strade sterrate, spettacolari guadi e un’ora buona di navigazione fluviale in barca … ripagati dall’accoglienza gioiosa di un intero villaggio che attende quei pochi giorni all’anno in cui le suore arrivano per parlare loro di Gesù; abbiamo sperimentato i frutti dell’intuizione di don Carlo Zaccaro, della Madonnina del Grappa, che nell’occasione avrà senz’altro sorriso lieto dal cielo nel vedere alcuni giovani fiorentini incontrare i loro coetanei albanesi, quelli che don Carlo ha cercato, servito, amato, per dare loro un gusto nuovo della vita attraverso l’impegno concreto della carità cristiana esercitata nel quotidiano.

Nella seconda parte del viaggio ci siamo spostati a Valona, nel sud del paese a maggioranza musulmana e cristiano-ortodossa. Per i cattolici autentica terra di missione. Una terra spiritualmente più faticosa da abitare, ma non meno interessante da vivere. Abbiamo visto i rapporti di bella amicizia fra i membri delle diverse religioni e confessioni e abbiamo scoperto il volto affascinante di una natura simile a quella della vicinissima Grecia. Ci siamo permessi una visita culturale agli scavi di Butrinto, reliquia di una storia gloriosa, e una rilassante giornata di mare; ma abbiamo anche voluto pregare sulla spiaggia di Valona da dove molti albanesi partivano negli anni passati alla volta delle nostre coste su scafi e gommoni nel desiderio di afferrare la speranza di una vita diversa possibile.

Ora siamo tornati a Firenze, ciascuno più ricco per la vita. Abbiamo riconosciuto che la povertà più grande per l’uomo, come soleva ripetere Madre Teresa, è la povertà di Dio. Abbiamo incontrato una fede viva, concreta, che i giovani non si vergognano di testimoniare e che anzi trasmettono con la luce dei loro occhi. Abbiamo scoperto la fragilità grande di un popolo che nei giovani tutt’oggi è privato di futuro e che tutto intero sembra, pur nella sua atavica fierezza, prosciugato nella propria identità. Siamo stati accolti come una benedizione di Dio, il segno dell’attenzione che Dio ha per questo suo gregge … ma noi per primi abbiamo riconosciuto di essere stati benedetti. Atterrare a Firenze dieci giorni dopo e tornare a casa è stato meno facile del previsto. Non c’era più da andare, ma da far memoria e ringraziare. Faleminderit, in albanese. Grazie a chi ci ha aperto le porte del proprio cuore e a Dio che ci ha condotto per mano a un anno dalla GMG di Madrid perché potesse continuare a fiorire nelle esistenze di ciascuno di noi quella santità che da sempre per noi lui desidera.

Discussione

Un pensiero su “Albania 2012 – Do shkojmë

  1. Grazie per questa bella condivisione! Stefano

    Pubblicato da Stefano | 6 settembre 2012, 22:37

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