Albania 2012

Albania 2012 – La fede in Albania

Indubbiamente non si può non rimanere colpiti dalla storia della fede in Albania. Nonostante i 47 anni di regime comunista, caratterizzati da persecuzioni e torture nei confronti di chi cercava di mantenere viva la luce della fede, questa è riuscita a sopravvivere. Prova ne sono le testimonianze di diverse persone che abbiamo incontrato durante questo viaggio. Per esempio Gjyste, 65 anni, che, internata in un campo per 45 anni con altre 5000 persone durante il regime, ha trovato nella fede la speranza e la forza per andare avanti, arrivando persino a non provare odio nei confronti dei suoi persecutori. “Solo una cosa soprannaturale poteva salvarmi”, ha detto. “I bambini sopravvivevano con difficoltà, ci davano cibo scaduto, abbiamo perso tante persone care per il freddo, la fame, la dissenteria…”. La fede? Messa a dura prova! “Preti e suore li hanno uccisi tutti e per una parola che potevamo dire venivamo arrestati. Era perseguitata sia la religiosità pubblica che privata. Le chiese le trasformarono in magazzini e teatri. Oggi è arrivata la democrazia, ma poche persone come me sono a raccontarvi quello che hanno vissuto. Voglio che voi giovani sappiate quello che ci è accaduto e crediate che solo Dio può sempre aiutare”, ha detto. “Non abbiamo avuto paura degli uomini, l’avevamo solo di Dio e a lui solo lascio il giudizio verso le persone che ci hanno causato tanta sofferenza!”, ha concluso. Ed insieme a suo marito ci ha mostrato orgogliosa il quadro della Madonna, che, definendola immagine di sua sorella col bambino, era riuscita a tenere con sé anche nel campo, senza farselo portar via.

Preziose per noi anche la testimonianza di don Gjergi, parroco nella periferia di Tirana, che sta cercando di ridar vita alla comunità cristiana e di diffondere il Vangelo, e le storie di suore, sacerdoti e frati, quelli vissuti nel passato e quelli che vivono in Albania oggi. I primi perché sono rimasti fedeli alla loro vocazione fino a dare la vita, diventando un segno ed esempio per molti, i secondi perché si dedicano totalmente al bene del prossimo. E’ stato significativo l’incontro con le suore Missionarie della Carità e con le Serve di Maria Riparatrici, dedite al servizio, radicate nella preghiera. Abbiamo visto un paese che, messo in ginocchio, non è ancora riuscito a rialzarsi del tutto, tuttavia molti sono i segni di una volontà forte di rinascita, piccole luci e segni positivi di speranza: la tolleranza e l’amicizia tra i vari culti religiosi, l’azione delle suore e dei missionari, la forza d’animo e l’operosità di tutto il popolo albanese, in particolare dei giovani che danno se stessi per cercare di costruire il proprio futuro.

 Alice, Elena e Maria – parrocchia di Santa Maria a Peretola

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