Albania 2012

Albania 2012 – Siamo stati dei privilegiati!

Privilegiati. Siamo stati dei privilegiati!
Se posso pensare ad una parola che, in qualche modo, cerchi di riassumere la nostra esperienza nel paese delle aquile non posso che riconoscere con gratitudine come sia stato un autentico onore per noi questo viaggio in Albania. Chi scrive era già col cuore molto legato ad un paese, in realtà ancora mai visto con gli occhi, ma tante volte sognato e già amato nei ragazzi conosciuti negli anni di volontariato al centro Mercede, qua a Firenze. Proprio loro, lo scopro di più adesso, sono stati per me un punto chiave nel cammino di fede, il modo in cui il Signore ha voluto prendermi per mano, fino a quella prima sera in Seminario, dove il primo compagno di tavolo, a cena, era proprio un albanese …! Doppiamente un onore per me, dunque, la possibilità di questo viaggio, lo dico con sincera meraviglia e gratitudine al Signore, che fa davvero cose grandi!
E così, ecco il nostro gruppo che parte all’avventura! Un gruppo unito, bello! Con sacerdoti uniti e, al centro, sempre, la preghiera, vissuta insieme, in modo naturale, vero, credendoci. Credendoci che la preghiera insieme fa la differenza! E i ragazzi rispondono con gioia. Questo “fa” il gruppo e consente di affrontare anche i disagi ed il gran caldo cantando. Perché è il Signore che guida e ci sostiene e dà l’ultimo tocco, mirabile, alla nostra agenda, giorno per giorno. E Suor Giovanna, di casa qua, che ci dona, provvidenziale, il privilegio, ancora!, di poter entrare proprio per la porta di casa, quella autentica, in una terra bellissima, che ha sofferto il regime comunista forse più duro della storia. Un paese completamente chiuso fino ad appena vent’anni fa …
Vent’anni … ieri …! L’età dei nostri ragazzi …
L’ateismo di stato aveva tentato di cancellare Dio, vietando ogni espressione religiosa, anche privata, rimuovendo perfino le croci da ogni luogo. Eppure proprio la Croce, nel silenzio, lungo gli anni, tanti anni … nel segno della croce, trasmesso alle generazioni, di nascosto, dai nonni e dai babbi … nel segno della Croce, la speranza! Che viene annunciata anche a noi, fratelli un po’ sonnacchiosi dall’altra parte del mare, e che magari non sappiamo più apprezzare la bellezza della libertà, della fede vissuta apertamente e con gioia.
Un privilegio, un onore. Su questa terra abbiamo mosso i nostri passi. Abbiamo vissuto e celebrato; ascoltato ed incontrato; osservato e conosciuto, fino a sentire i rintocchi della campana della cattedrale di Scutari, che, sotto il regime, veniva usata come cinema, e che ora, con armonia, canta “Christus vincit”… E ci siamo scoperti, con gioia e meraviglia, parte di questa storia.
Una terra che era stata “imbavagliata” e che, proprio lei, annuncia, parla, canta! Canta, con i suoi martiri, la libertà e la trasmette, proprio da qui, dove era stato vietato d’imparare una lingua straniera e d’ascoltare la radio o la televisione. La trasmette a noi che riceviamo l’annuncio potente di speranza, di coraggio, di vita.
Una terra giovane, giovanissima, che ha conosciuto e conosce ancora tanta emigrazione, e che ti fa sentire a casa! Terra di incontro, di ospitalità, di confidente accoglienza. Siamo entrati come in un tesoro prezioso, chiuso per tanti anni, che ora ha la gioia di comunicarsi.
Una terra dove Dio era stato dichiarato “fuori legge” e che ha donato Madre Teresa, e tanti martiri ….
Da Scutari a Pukë e ai villaggi del nord, raggiunti avventurosamente con ogni mezzo: pullman, meravigliosamente anni ’70, jeep, briosamente guidata da suor Tecla, a piedi nell’acqua, per salire sulle lunghe barche di ferro che ci conducono nella traversata del lago, mentre le montagne ci guardano, silenziose; da Valona alla spiaggia della veglia di preghiera, proprio lì dove son partiti tanti gommoni, con la testimonianza, commossa, del padre di famiglia che per due volte ha rischiato la vita imbarcandosi verso un mare nero, di notte; dalla parrocchia di Ishull-Lezhë, con la S. Messa domenicale, così partecipata, alle famiglie che, in gruppetti, ci hanno accolto nelle loro case nel pomeriggio; dal teatro serale a Scutari, dove, a sorpresa, abbiamo assistito al musical “Forza venite gente” in albanese!, a Tirana, con il viale dell’università e della rivolta, che tante volte vedevamo inquadrato nei telegiornali …. Dal nord, al sud, in ogni posto, eravamo lì, a toccare di prima mano; non siamo stati turisti, ma fratelli e sorelle accolti da fratelli e sorelle, e proprio gli incontri con le persone sono stati, per tutti, il tesoro prezioso! Che ci ha fatto scoprire come, in questa storia c’eravamo anche noi, in qualche modo, da sempre. E questo ci ha onorato e ci dona, adesso, una grande e bella responsabilità.
Perché abbiamo visto che, anche nella storia più buia, proprio lì, nel punto più basso, in quel 1967, quando è diventato vietato anche insegnare le preghiere ai bambini e farsi il segno della croce, era già scritta, proprio lì, una parola di luce che tutto questo sarebbe passato e che sarebbe arrivato il giorno, nel 2012, in cui quel ragazzo albanese, che riceveva di nascosto dal suo babbo le parole della fede, ora, nonno a sua volta, quel segno della croce l’avrebbe fatto apertamente proprio con noi, gruppetto di fiorentini, con un prete di un anno, che proprio dagli albanesi doveva ricevere la più grande e commovente testimonianza di fede!… Che mi aiuta, e possa aiutarmi!, per la mia conversione, tutti i giorni ….
Il paese delle Aquile … un paese bellissimo, così vicino! Da visitare, più volte, da conoscere, da amare; gente preziosa, da incontrare; giovani aperti e volenterosi, che hanno la speranza negli occhi. Un paese da cui imparare. Molto.
Faleminderit Albania! Grazie! Perché, se sapremo stare attenti, ascolteremo da te la parola di speranza che ci annuncia che in ogni storia, anche nella nostra piccola storia, pure in mezzo alla notte più nera, ci sarà sempre la parola di luce già scritta, che non si vede, ma che c’è, e che è da attendere, col coraggio della vita e del sacrificio. Rimanendo uniti.
Che bello! Possa essere così anche per le nostre famiglie!
«Rimanete fondati e fermi nella fede e non vi lasciate allontanare dalla speranza promessa nel Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunziato ad ogni creatura sotto il cielo …» (Col 1,23).

don Nicola Materi

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