Anno della Fede

Credo! – La fragilità dei giovani, tra bellezza e senso della vita

CDG.Grafica.Anno della fedeGiovedì 14 marzo, si è svolto un interessante seminario promosso dall’Istituto Toniolo in collaborazione con il Centro Diocesano di Pastorale Giovanile nell’ambito del Rapporto Giovani dell’Università Cattolica. Docenti qualificati, contenuti stimolanti, giovani partecipanti interessati. Fra bellezza e realtà per i giovani è possibile scoprire il senso della vita? Cos’ha da dire al proposito la fede? Maria Romiti, presente all’incontro, ripercorrendo l’itinerario della mattinata ha scritto per noi e apre la via a una risposta per niente scontata.

Si tende spesso a definire la giovinezza come un’età ‘spensierata’. Eppure essa si rivela, il più delle volte, come un momento di fragilità in cui possono prendere il sopravvento insicurezze e paure. E’, in verità, l’età delle grandi domande che cercano altrettanto grandi risposte, in cui ci si interroga sulla realtà che ci circonda.
A questa esigenza di crescere è venuto incontro l’istituto Giuseppe Toniolo che, nel seminario tenuto nell’Auditorium dell’Ente CRF in via Portinari lo scorso 14 marzo, ha riunito con la collaborazione del Centro Diocesano di Pastorale Giovanile voci di ambienti diversi, dalla sociologia alla moda, dall’arte alla poesia, per parlare di qualcosa che riempie la nostra esistenza e che è capace di darle un senso: la bellezza.
Rita Bichi, docente di Sociologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, parte dalla definizione googleriana, costituita in gran parte di immagini di belle e giovani donne, mostrandoci come questo concetto sia associato alla corporeità e alla cosmesi, nonché a canoni oggettivi. Eppure l’aggettivo ‘bello’ è usato in modi e con sfumature diverse tra loro, tanto che è bastato chiedere ad un campione di un centinaio di studenti tre parole da associarvi per ottenere un risultato estremamente vasto.
‘Bellezza’ può indicare molte cose, può fondersi ed identificarsi con i concetti di ‘buono’ e ‘verità’, cosicché non possiamo prescindere da questi ultimi valori se vogliamo ottenerla.
Altro campo che ricerca la bellezza è quello della moda in quanto design del corpo, in un pendolo continuo tra standardizzazione e individualismo: ultimamente alcuni brand hanno messo a disposizione delle loro clienti oggetti e vestiti lasciando alla loro fantasia e creatività le modalità con cui abbinarli tra di loro, permettendo alla moda di essere espressione di sé, in controtendenza ai mercati mondiali per cui avere un certo capo serve a confermare uno status sociale e l’appartenenza ad un’élite. La moda è un mondo di cui, una volta conosciutone l’alfabeto, ci si può sentire liberi di seguire o sovvertirne le regole. Facile a dirsi, difficile a realizzarsi: «se infatti la bellezza è libertà, la moda ‘bella’ è cara – quindi poco accessibile – come può la moda essere espressione della mia bellezza?» chiede Giulia, giovane infermiera. «La bellezza non deve essere elitaria» sostengono Teresa e Paolo, studenti , rispettivamente, di arte e giurisprudenza. Eco delle parole del poeta Davide Rondoni, secondo cui essa non può che essere aperta a tutti dal momento che la sua sperimentazione, squisito ed esclusivo privilegio dell’uomo, nasce dalla relazione del singolo con essa e apre una ferita, uno squarcio, che salva dalla noia, dall’insensatezza e soprattutto dal vuoto che rischia di ingoiare ogni giorno l’esistenza.
La vita come niente – l’apatia – è un gigantesco buco nero in cui tutti, ma i giovani in particolare, rischiano di essere risucchiati. Ed è qui che la bellezza si fa salvifica: perché ti mette in moto, ti chiedere di mettere te stesso, in tutta la tua autenticità, in gioco. E può capitare che la bellezza ti ferisca se non mantiene quanto promette, rivelandosi amara; ma può anche capitare che ti apra alla contemplazione, non nel senso statico del termine, ma in quello dinamico dell’uscire da sé.
In ogni caso evidenzia il fatto che sei vivo.
Inoltre la bellezza è salvifica perché «dona speranza e poesia al corpo», afferma Dony Mac Manus, artista e docente della Sacred Art School. «I giovani hanno grandi potenzialità per fare cose bellissime ma a volte, parlando di bellezza e amore, essi ridono, perché non ci credono più». Ed ecco che l’arte diventa un mezzo per giungere ad un concetto più ampio: tramite l’opera l’artista, soprattutto se è onesto «con l’H maiuscola», comunica con gli altri. Perciò, alla base della sua creazione ci sono – sì – i fondamentali studi dell’anatomia umana, ma anche la fede. La nostra poi, che poggia sul mistero dell’incarnazione, non può ignorare che è Cristo in primis a mettere in comunicazione l’uomo con l’uomo: «Non c’è cultura senza culto». La fede è la chiave di volta per cui la corporeità può trasmettere autentica bellezza e, quindi, verità.
La bellezza muove e trascina la vita, la costruisce, per questo deve arrivare al cuore dei giovani.
Per questo «La bellezza salverà il mondo» (F. Dostoevskij).

Maria Romiti
Toscana Oggi 12/2013 – L’Osservatore Toscano, pag. IV

Discussione

Un pensiero su “Credo! – La fragilità dei giovani, tra bellezza e senso della vita

  1. Letto su Toscana Oggi ! Bell’articolo ! (purtroppo si son dimenticati di mettere le foto)😦

    Pubblicato da Anna | 21 marzo 2013, 20:25

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