Accade in diocesi

Via Crucis 2013 – Cronaca

Via Crucis 2013.Locandina.jpgAnche quest’anno i giovani della diocesi si sono preparati alla Pasqua mettendosi in cammino sulla Via della Croce con il Cardinale Arcivescovo. La Giornata Mondiale della Gioventù, che si terrà a Rio de Janeiro dal 23 al 28 luglio, si avvicina a grandi passi. Passano gli anni e torno a chiedermi se oggigiorno non sia azzardato continuare a voler portare per strada un migliaio di giovani dietro la Croce. L’ampia partecipazione di giovani provenienti davvero un po’ da ogni parte della diocesi e da ogni tipo di esperienza ecclesiale (parrocchie e aggregazioni laicali) anche quest’anno ha sciolto ogni remora. Ne è valsa la pena – ne vale la pena.
«Con il sacrificio di amore della Croce, Gesù ha aperto la strada affinché ogni uomo e ogni donna possa conoscere Dio ed entrare in comunione di amore con Lui» (Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Gioventù 2013, 4); e siccome ogni uomo ha bisogno di Dio e «a quanti chiedono dove possa posarsi lo sguardo per scorgere il volto di Dio non dobbiamo aver paura di indicare quello di un uomo, Gesù di Nazaret, in cui Dio si è mostrato ed è diventato uno di noi, compagno del nostro cammino sulla terra» (G. Betori, Lettera pasquale 2013), ecco che quasi inavvertitamente, per il solo fatto di camminare e pregare insieme, ci siamo ritrovati a essere coinvolti nel cuore della nostra città in quello che è lo «slancio missionario di tutta la Chiesa: far conoscere Cristo», «il dono più prezioso che» possiamo «fare agli altri» (Messaggio, introduzione).
Nemmeno lo sciopero di 24 ore dei trasporti pubblici ha impedito la partecipazione. Contro ogni rosea previsione, fin dall’inizio la stessa Cattedrale è risultata gremita. In questo Anno della Fede ci è sembrato opportuno raccogliere l’eredità dell’ultimo Concilio, i cui testi non perdono valore né smalto. In Cattedrale abbiamo accolto l’ingresso della grande Croce dei Giovani, portata dalle religiose, e attorno all’altare ci siamo interrogati sulla sublime vocazione e la profonda miseria che abitano ogni uomo, così spesso diviso in se stesso: «solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (GS 22), che non può riconoscersi se non attorno a Colui che ha dato tutto di sé. Dalla Cattedrale siamo usciti per percorrere le vie del centro, e tagliando la città con la processione orante dietro la croce nell’alternanza di canti, letture, preghiere e silenzio, abbiamo riascoltato stazione per stazione insieme alla parola del Vangelo alcuni passaggi della Gaudium et Spes.
Davanti all’Episcopio, dopo la proclamazione di parte del dialogo fra Gesù e Pilato, ci siamo chiesti se e perché attorno all’uomo la Chiesa ha qualcosa da dire. In piazza della Repubblica abbiamo riconosciuto la fitta trama di vicende che sulla via della Croce come nella vita tesse una storia dai volti più disparati, nell’intreccio di scelte ed emozioni, di bene e di male. Sotto la Loggia del Mercato Nuovo abbiamo contemplato Gesù spogliato delle sue vesti e inchiodato alla croce, maledetto fra maledetti, annichilito nella sua dignità di uomo. In piazza della Signoria abbiamo fatto memoria della morte di Gesù, Re dei re e Signore dei signori, come è scritto sulla facciata di Palazzo Vecchio. Davanti alla Basilica di Santa Croce, con i Sepolcri dei grandi, abbiamo voluto riaffermare la disponibilità a non lasciar cadere quanto il Signore ci ha consegnato, impegnandoci a viverlo affinché il Vangelo prosegua la sua corsa per le nostre vie.
In Santa Croce il Cardinale ci ha rivolto parole calde e affettuose, ricordandoci che siamo fatti per essere amati e che Dio ci ha amato e ci ama davvero, sempre; allo stesso modo con incisività ci ha esortato a farci testimoni e missionari del Vangelo, soprattutto presso i coetanei. Cristo rivela l’uomo all’uomo così non è risultato semplicemente un titolo ad effetto per un evento che ogni anno coinvolge tantissimi giovani, ma l’espressione della consapevolezza «che il primo atto di amore che» possiamo «fare verso il prossimo è quello di condividere la sorgente della nostra speranza: chi non dà Dio, dà troppo poco!» (Messaggio, 5). Ecco allora che sono risuonate con forza, alla fine della Via Crucis, le parole che il Concilio Vaticano II ebbe a consegnare ai giovani quasi cinquanta anni fa: «Costruite nell’entusiasmo un mondo migliore di quello attuale!». E uscendo dalla basilica ci sembrava proprio una possibilità reale – perché reale è l’amore di Cristo, efficace la potenza del Vangelo!

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