Accade in diocesi

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Convegno PG Toscana - Lucca 2013Quale comunità cristiana per una generazione digitale? è la domanda che ha accompagnato i lavori del Convegno regionale di Pastorale Giovanile, tenutosi a Lucca domenica 10 novembre. «Questo interrogativo chiama in causa il nostro essere e il nostro vivere di credenti in Cristo», ha detto don Alessandro Lombardi, incaricato regionale di Pastorale Giovanile durante la preghiera iniziale, guidata da Mons. Italo Castellani, Arcivescovo di Lucca. «La Chiesa esiste per evangelizzare, per trasmettere agli uomini di ogni luogo e di ogni tempo la bellezza dell’incontro con Gesù. Come poterlo fare oggi, come annunciare alle generazioni di oggi il Vangelo? La generazione digitale ha un suo carattere specifico nell’evangelizzare e nell’essere evangelizzata?». «I giovani oggi sono nativi digitali: stanno nella vita, nella cultura, nella civiltà digitale come il pesce nell’acqua», ha detto Mons. Castellani. «Ai Vescovi sta a cuore che ai giovani non manchi l’accompagnamento nella fede». Proprio per questo motivo, poiché la Chiesa ha a cuore i giovani e desidera che la Parola di Dio sia accolta e glorificata nella loro vita, la riflessione del convegno ha affrontato il tema dell’annuncio del Vangelo nell’era digitale.
Obiettivi? Cogliere le attenzioni educative che è necessario avere al cospetto dei giovani della generazione digitale, fornire spunti per un’identità rinnovata della comunità cristiana e della pastorale di fronte alla presenza e alle sfide della generazione digitale, aiutare a riconoscere l’impatto della rivoluzione digitale sulla trasmissione della fede e nella relazione educativo-formativa.
Nella prima parte della giornata, ad introdurre il tema, con uno sguardo alle prospettive che si aprono nelle comunità cristiane oggi, don Danilo Costantino, responsabile della pastorale giovanile di Arezzo, ed il professore Angelo Romeo, docente di Teorie dei nuovi media presso la Pontificia Università Gregoriana, con la conduzione di Leonardo Canestrelli di Radio Toscana.
Nel suo intervento, il dott. Romeo ha evidenziato le grandi possibilità di comunicazione e il nuovo approccio relazionale che la rete offre e facilita; in essa i giovani trovano uno spazio di condivisione e di dialogo. La rete diventa luogo abitato e non di passaggio e la tecnologia arriva a riempire la vita e gli spazi di comunicazione. In questo nuovo mondo digitale, ha sottolineato don Danilo, «ogni realtà ecclesiale deve essere presente, con la sfida di andar oltre i limiti che presentano e con l’obiettivo di utilizzarli per veicolare contenuti importanti». Si parla dunque di una «scommessa creativa»: usare lo strumento tecnologico per veicolare un contenuto di fede, stupire sul contenuto, non svalutarlo, essere credibili, lavorando anche sulla dimensione critica. «Il mezzo unito alla creatività può dare grandi frutti», ha detto.
Nel mondo digitale, grande importanza hanno oggi i social network, che «ampliano quel bisogno di ascolto che è proprio dei giovani», ma i rischi di un’intimità messa in piazza, di un fermarsi ad “amicizie senza relazione”, spinge ad un impegno, quello di investire su una presenza che non sia superficiale e di creare, promuovere relazioni vive.
Dopo questo primo momento di introduzione, sono state presentate, insieme alla realtà di Radio Firenze, interessante tentativo di radio smart, capace di interagire con gli ascoltatori attraverso messaggi brevi, alcune esperienze di giovani che si cimentano con i nuovi media, mettendoli anche a servizio della pastorale. Niccolò e Leonardo, due fratelli di 21 e 18 anni, con il nome di The Ciacks firmano e producono cortometraggi con la leggerezza e la serietà di chi ha scoperto un talento quasi per gioco e ha preso gusto nel metterlo a frutto. I primi filmati, rigorosamente postati sull’omonimo canale YouTube, sono stati girati con la videocamera di un normale cellulare, ma già l’ultimo video, Tre Minuti, porta l’impronta di un’arte affinata, di una tecnica sviluppata e di una creatività che ha stupito i presenti in sala, fino a far dire al prof. Romeo che non avrebbe affatto sfigurato in una eventuale partecipazione a un concorso di categoria. Dopo di loro, due quindicenni hanno mostrato come sia possibile mettere lo stesso talento al servizio della pastorale. Lorenzo e Tommaso sono i redattori di un telegiornale autoprodotto, che mette in video notizie e servizi che riguardano la loro comunità parrocchiale. Tg Granello, anch’esso rigorosamente su YouTube, traduce in una simpatica e vivace clip l’esperienza di un giornalino parrocchiale pensato per i ragazzi della loro parrocchia. Tutti sono rimasti colpiti non solo dalla vivacità del loro impegno, ma anche dalla serietà con cui lo curano.
«Sono rimasto molto colpito dalle cose viste e dalle capacità che questi giovani hanno di usare il mezzo, – cosa che per noi, non-nativi digitali, non è scontata -, ma anche molto dai contenuti e questo non dipende dal mezzo, ma dalla comunità che dietro ha lavorato bene con questi ragazzi», commenta Sebastiano del gruppo In the name of Love, che ha accompagnato tutto il convegno con l’arte del canto e della musica. «In situazioni come questa si vede che lo strumento mi fa diventare protagonista, inventore, non passivo. Qui sta lo scatto di qualità!».
Dopo il pranzo ottimamente servito dalla cucina del Seminario di Lucca, il pomeriggio ha visto i partecipanti al Convegno tornare al lavoro grazie a due laboratori che volevano approfondire i temi dell’educare al digitale, trasmettere la fede, progettare la pastorale. A don Danilo Costantino si è aggiunto il prof. Massimiliano Andreoletti, esperto di Media Education e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano. Il prof. Andreoletti, ha coinvolto i partecipanti in una stimolante attività interattiva, una condivisione di contenuti attraverso un wall su padlet.com. Punto di partenza il Vangelo del giorno, obiettivo quello di renderlo avvincente in un’immagine ed uno slogan, immaginando di essere un’equipe di pubblicitari ai quali è stata affidata la diffusione della Parola di Dio oggi. L’attività ha impegnato i partecipanti con esiti davvero ragguardevoli.
Interessante riflessione a conclusione del laboratorio ha evidenziato che «Educare al digitale vuol dire pensare a ciò che si fa, dare un tempo per una riflessione profonda, che è necessaria prima e dopo l’azione nel web». Don Danilo ha invece guidato un laboratorio che fornisse una lettura critica di alcuni elementi evidenti nel mondo digitale, con particolare attenzione agli spot e ai videogiochi, per una programmazione pastorale di attività coi ragazzi.
La celebrazione eucaristica nella cappella del Seminario, presieduta da Mons. Giovanni De Vivo, Vescovo di Pescia e delegato CET per la Pastorale Giovanile, ha concluso nel modo più bello – con il rendimento di grazie a Dio – una giornata ben riuscita. I commenti a fine convegno ne danno testimonianza, indicando come al termine dei lavori siano rimasti per ognuno spunti e riflessioni preziose.
«Spesso ci crediamo bravi, appartenendo all’era digitale, perché sappiamo usare certi strumenti, ma non ci rendiamo conto delle gravi conseguenze che può avere un uso scorretto di essi», dice Niccolò della diocesi di Firenze. «Forse oggi dovrebbe essere inserita in ogni scuola una disciplina per educare all’uso dei media», aggiunge Leonardo. «Gli argomenti trattati al Convegno sono stati molto attuali, anche se mancano ancora strumenti utili per la pastorale nel concreto», commentano Giuditta e Simone della diocesi di Fiesole. «Ci sono piaciuti molto l’intervento del prof. Romeo di stamani e il laboratorio “Educare al digitale”, soprattutto per le conclusioni alle quali ci ha fatto arrivare: dobbiamo aggiornarci sulle nuove tecnologie, sì, ma soprattutto riflettere su ciò che facciamo quando agiamo nel mondo digitale. L’aspetto della riflessione è importante. Spesso, ad esempio, i ragazzi non riflettono molto sui post che pubblicano su Facebook e anche un social network come quello rischia di diventare più una vetrina di sé che non un luogo di condivisione. E’ necessario anche ritornare alla socializzazione, portare i giovani sulla strada del confronto relazionale». «A distanza di 2000 anni Cristo rimane ancora l’unica persona in grado di stupirci e di riempire il nostro cuore», aggiunge Emanuele della diocesi di San Miniato. «Ai giovani che hanno avuto la grazia di averlo incontrato è affidato il prezioso compito di portare ai coetanei la Sua Parola. Come? Anche grazie ai nuovi media, in un mondo dove anche un semplice messaggio istantaneo o un like possono testimoniare la fede e la speranza proprie del messaggio cristiano. Dobbiamo accogliere dunque l’invito che, nella seconda lettura di oggi ci ha fatto San Paolo – come ci ha ricordato Mons. De Vivo nell’omelia della messa -: “che la Parola del Signore corra e sia glorificata”».

Elena Verdiani
in Toscana Oggi del 17 novembre 2013

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